L’ordinaria emergenza dei bunker culturali

19Dic08

L'emergenza ordinaria dei bunker culturali

Nel periodo natalizio punteremo alla sensibilità dei nostri dipendenti pubblicando una serie di interventi sulle scuole. Iniziamo con questo:

“Cronaca di un disagio (ulteriore) annunciato, giunto puntuale dopo mesi di avvistamento. Il villaggio scolastico di Terre Longhe somiglia sempre di più ad un accampamento di fortuna per poveri disgraziati, nonostante nel suo interno (o forse sarebbe meglio dire nel suo ‘esterno’) ci si sforza in tutti i modi di compiere il proprio servizio, sicuramente uno dei più importanti per la crescita di un individuo. E’ solo l’ultimo episodio di una lunga serie che ha colpito i moduli scolastici. A causa del forte vento i vetri del portone di ingresso principale ad una delle aule sono andati completamente in frantumi. Un danno tamponato con dei pannelli di compensato, che non solo non assicurano affatto il riparo dal freddo, ma allo stesso tempo oscurano completamente il passaggio della luce.[…]

Così ci si ritrova a fare scuola e a lavorare in una specie di bunker, dove non vi è alcuna veduta esterna e dove, date le esigue misure del modulo, sembra di essere stati sepolti vivi. E con speranza natalizia si attende che anche questa ennesima situazione di emergenza venga risolta. Resta da dire che ‘fortunatamente’ l’incidente del vetro è avvenuto durante la notte, quando la scuola era deserta. Ma non osiamo immaginare cosa sarebbe potuto succedere se l’episodio fosse capitato durante l’orario scolastico.[…]
Viene allora spontanea una riflessione: fino a che punto le ‘innocue’ casette di legno sono davvero così sicure? Senza dubbio sono antisismiche, ma non basta. Ormai docenti, collaboratori scolastici misurano quotidianamente il loro livello di resistenza non solo fisica tentando, laddove è possibile, di non far pesare la cosa ai ragazzi. E sono invece proprio loro, i nostri figli, a subire il torto più grave, quello di non aver avuto loro malgrado, in un’epoca che solo a nominarla fa paura per il progresso in cui si vive, una scuola in ‘carne ed ossa’, in grado di proteggerli da qualsiasi interferenze esterna. Un luogo sicuro, caldo, accogliente, dove oltre a fare scuola, si impara a conoscere i propri coetanei, attraverso quei brevi momenti di svago rubati alla routine delle lezioni. Se tutto questo può sembrare ‘normale’, per i ragazzi e i bambini delle scuole bojanesi rimane purtroppo solo un sogno.
La loro innocenza ci colpisce, e chissà cosa penseranno questi uomini e donne di domani, chissà se attraverso le loro giovani coscienze avranno maturato un disprezzo spontaneo verso il mondo degli adulti, visto probabilmente con comprensibile disincanto.”

Ma prima delle scuole c’è… Natale a Bojano.



3 Responses to “L’ordinaria emergenza dei bunker culturali”

  1. 1 g.g

    Prima delle scuole ci sono anche molte altre cose… pensiamo prima alle terme del centro terza età, per esempio!!

  2. 2 ARTU'

    …c’è il “natele” a Bojano, con le sue casette di legno (forse abete),tante luci colorate, il pozzo raccoglitore di letterine (poi chi le leggerà??? probabilmente arriveranno in Lapponia, ovviamente a spese della comunità bojanese), fachiri, giocolieri, menestrelli etc.etc.etc.
    Intanto passerà un’altra stagione, un’altra nevicata aiuterà ad essere più buoni e continueremo a darci gli auguri in segno di pace guardando le prossime stagioni con il segno positivo (come le “borse degli ALTRI”, poi ognuno ha le sue: chi vuote e chi straziate dal pianto).
    Spero che Madre Natura compia il miracolo…….una nuova scuola e NON solo….

  3. 3 mimì

    Ciao Buone feste fatte a tutti!!!!!!!!
    Ed eccoci qua. Di nuovo a chiacchierare!!!!!!
    Oggi Vi volevo fare delle domande, alle quali cerchiamo anche di darci delle risposte.
    Ma secondo voi era necessario fare il Merccatino di Natale in Piazza?
    E se si, non era meglio farlo solo la settimana prima di Natale? Visto che sono state quasi sempre chiuse!!!!!!
    Non era meglio farlo nelle scuole, visto che sempre di casette di legno si trattano?
    “Almeno si risparmiavano un po di Soldi Pubblici visto che siamo in tempi di crisi, e la prima parola che si sente dire, dopo “PAURA”, e “RISPARMIARE”.


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